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martedì 14 novembre 2017

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martedì 17 ottobre 2017

Villa Floridiana e Museo Duca di Martina, a Napoli



Voglio parlarvi di un luogo dove ho il piacere di passare un pò di tempo libero, sia di mattina che di pomeriggio: si tratta della Villa Floridiana, grande parco verde sito nel quartiere Vomero, a Napoli, nei pressi della signorile via Cimarosa e dell'altrettanto elegante via Aniello Falcone. In questa struttura architettonica, di proprietà borbonica (dall'acquisto nel 1817 di Ferdinando I di Borbone alla moglie Lucia Migliaccio di Floridia), è presente dall'anno 1927 il Museo nazionale della ceramica ''Duca di Martina''. 


Questo Museo vanta una ricca collezione di oggetti e cimeli donati da Placido de Sangro, duca di Martina, nel 1911: si tratta di vari tipi di manufatti (vetri, cuoi, coralli, avori e soprattutto porcellane e maioliche) acquistati dal Duca a metà '800 nelle maggiori capitali europee e radunati insieme qui.
Il parco della villa Floridiana è una scenografica alternanza di tortuosi sentieri e ombrosi boschetti, bellissimo quello di camelie, con ampie zone occupate da praterie e aperte verso il golfo. La villa Floridiana, già esistente nella prima metà del XVIII secolo, agli inizi dell’Ottocento apparteneva agli eredi di Cristoforo Saliceti, ministro di polizia del governo murattiano, i quali, nel 1817, furono costretti a svendere l’appezzamento al re Ferdinando di Borbone, che intendeva destinarlo a residenza estiva della moglie morganatica Lucia Migliaccio di Partanna, duchessa di Floridia, sposata in Sicilia nel 1814, tre mesi dopo la morte della regina Maria Carolina.

http://foto.fidelityhouse.eu/arte/ritratto-di-lucia-migliaccio-duchessa-di-floridia-44878.html 

L'architetto Antonio Niccolini ebbe l'incarico di ristrutturare la vecchia costruzione e tra il 1817 e il 1819 realizzò la villa in stile neoclassico e l'ampio parco di stile romantico. Ho raccolto in questo post una serie di foto da me realizzate nella Villa Floridiana e pubblicate su Fidelity House.

fonti / credits to: FidelityHouse - Polo Museale Campania 

sabato 22 luglio 2017

Le mucche avrebbero super-anticorpi per combattere l'HIV

Un team di ricercatori è riuscito ad ottenere anticorpi "ampiamente neutralizzanti" contro il virus HIV creandoli all'interno di alcune mucche. Questi animali sono stati sottoposti a ripetute immunizzazioni con proteine che simulano l' "involucro" che avvolge l'HIV. 


Come si legge sulla rivista scientifica ''Nature'', la scoperta potrebbe far fare notevoli passi avanti verso un vaccino per il virus dell'AIDS, anche se non si sa ancora se la procedura seguita garantisca anche negli esseri umani la stessa risposta. Solitamente, gli anticorpi ampiamente neutralizzanti sono generati negli esseri umani, coinvolgendo in un gruppo di persone infette dall'HIV. Uno degli obiettivi finali dell'immunoterapia contro l'HIV è infatti quello di produrre un vaccino che induca questo processo di generazione ma il risultato si è dimostrato difficile da raggiungere negli esseri umani e in una varietà di altri modelli animali.


Le mucche, tuttavia, sembrano produrre anticorpi che detengono maggiori potenzialità per divenire ampiamente neutralizzanti: così, Dennis Burton e colleghi facente parte dello Scripps Research Institute di La Jolla, California, hanno immunizzato 4 mucche con una proteina chiamata BG505 SOSIP, la quale è stata progettata per "simulare" la membrana esterna del virus HIV. Gli scienziati hanno poi osservato la rapida generazione di anticorpi ampiamente neutralizzanti: una mucca, dopo 42 giorni, ha prodotto anticorpi capaci di neutralizzare il 20 % dei 117 sottotipi di HIV testati.

fonte: http://www.saperescienza.it/news/medicina-salute/cresciuti-anticorpi-contro-l-hiv-dentro-le-mucche-21-7-17/1698-cresciuti-anticorpi-contro-l-hiv-dentro-le-mucche-21-7-17

giovedì 29 giugno 2017

La proteina che dice al cervello di restare svegli


Dipende una proteina se la luce tende a svegliarci e il buio tende a farci venire sonno. Questo esce fuori da uno studio eseguito presso il California Institute of Technology (Caltech) di Pasadena, dove un team ha analizzato in che maniera l'alternanza giorno-notte influenzi direttamente la propensione ad addormentarsi. La ricerca, apparsa sulle pagine della rivista Neuron, potrebbe aprire la strada a nuovi farmaci per influenzare il ritmo sonno-veglia.


Gli studiosi americani hanno esaminato un gruppo di cosiddetti pesci zebra (danio rerio), che detenevano un'alternanza di sonno-veglia analoga a quella umana. Gli esemplari analizzati sono stati geneticamente modificati per esprimere una certa proteina, denominata prokineticin 2 (Prok2). Dall'analisi emerge che i pesciolini con Prok2 in eccesso tendevano a dormire nel corso del giorno e restavano svegli durante la notte. 

photo by braincare.it

Gli esiti hanno quindi suggerito che Prok2 è capace di inibire l'effetto di veglia che la luce esercita normalmente, così come l'effetto contrario esercitato dall'oscurità. I ricercatori hanno evidenziato inoltre che livelli eccessivi di Prok2 corrispondono all'incremento dei livelli di galanina, un neuropeptide che è stato individuato di recente nell'ipotalamo anteriore del cervello che svolge un ruolo chiave nella regolazione del sonno. 

fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/salute/la-luce-ci-tiene-svegli-colpa-di-una-proteina-che-dice-al-cervello-di-non-dormire_3081156-201702a.shtml

venerdì 12 maggio 2017

Scoperta la cellula responsabile della calvizia


Il segreto della crescita dei capelli e del perché le chiome diventino grigie consiste in una proteina. A rilevare il meccanismo che potrebbe aiutare nell'identificazione di trattamenti contro la calvizie e l'incanutimento sono stati gli studiosi della Texas University Southwestern Medical Center. L'esito, in realtà, è frutto di una scoperta casuale. Il progetto di ricerca infatti era stato avviato nel tentativo di capire come Neurofibromatosi di tipo 1, una malattia genetica rara, causi lo sviluppo di alcune tipologie di tumore. 


Si sapeva già che cellule staminali epidermiche (Scf - stem cell factor), ossia cellule non specializzate, fossero le pro-genitrici dei bulbi piliferi e dei capelli. Ma non era ben chiaro il meccanismo, su cui invece fa luce la nuova ricerca, apparsa sulla rivista Genes & Development. L'attenzione dell'èquipe di studiosi si è focalizzata su KROX20, proteina finora per lo più correlata allo sviluppo dei nervi. I ricercatori hanno scoperto che nel bulbo pilifero del topo la produzione di questa proteina ha anche un'altra funzione, ossia avviare la formazione del pelo. 


Lo studio, eseguito su topi, ha messo in luce che la loro pelliccia è diventata bianca quando è stato eliminato il gene SCF nelle cellule progenitrici dei capelli. Futuro scopo dei ricercatori è testare la scoperta su cellule umane in laboratorio e capire se i processi siano reversibili. Secondo gli studiosi, l'indagine suggerisce che la presenza di Krox20 e Scf consente alle cellule progenitrici dei capelli di muoversi dal bulbo, d'interagire con le cellule melanocitiche che producono i pigmenti e di formare peli pigmentati. Se una delle due proteine manca, pertanto, i capelli possono diventare grigi o cadere. 

fonte: http://www.repubblica.it/scienze/2017/05/10/news/hanno_individuato_la_cellula_che_fa_cadere_e_ingrigire_i_capelli-165126744/

sabato 8 aprile 2017

Iniziano in India i test per pagare mediante WhatsApp


Pagare tramite WhatsApp? Un progetto tutt’altro che campato in aria! Almeno in India, dove il boss dei servizi di messaggistica istantanea si appresta a sperimentare questa soluzione servendosi dell’UPI, un sistema di pagamento mobile creato dalla National Payments Corporation of India. L'India può vantare un bacino potenziale di 200 milioni di utenti di WhatsApp e si può dunque comprendere l'importanza che una novità del genere potrebbe portare all’intero settore dei pagamenti istantanei e in mobilità.


Il sistema, il quale entrerà presto in fase di test consentirà di trasferire danaro a un proprio contatto di WhatsApp grazie all’accordo con le diverse banche aderenti e ai network di carte di credito e debito, un po’ come avviene già ora anche in Italia con sistemi simili (si pensi ad esempio a Satispay).


L'avvio delle prime sperimentazioni in India potrebbe essere un perfetto trampolino di lancio dei pagamenti con WhatsApp anche verso altri mercati compresa l’Europa, dove tra l’altro Facebook si prepara a sbarcare con il servizio di pagamento tramite Messenger già attivo negli USA. Contando poi sul fatto che WhatsApp ha oltre un miliardo di utenti, l'opportunità di eseguire pagamenti all’interno delle chat potrebbe davvero rivoluzionare le nostre stesse abitudini.

fonte: CWI